Sono soltanto quattro i giorni che mancano all'esplosione del primo colpo dell'arsenale a disposizione della Banca centrale europea (Bce). Giovedì prossimo l'Eurotower svelerà l'ammontare della prima ondata di richieste di denaro delle banche dell'Eurozona per le Tltro (Targeted Long Term Refinancing Operation), le nuove aste di rifinanziamento a lungo termine attraverso le quali si intende riattivare il cordone del credito e far affluire denaro verso le imprese.

Sta infatti proprio nella «T» contenuta nella sigla la novità della potente (almeno così ci si augura) arma pronta a scattare, perché a differenza delle precedenti Ltro di ormai quasi 3 anni fa queste operazioni sono vincolate alla concessione di prestiti alla clientela: l'ammontare che ciascuna banca europea può richiedere è pari al 7% della sua esposizione al settore non finanziario (con esclusione dei finanziamenti alle famiglie per l'acquisto di abitazioni); ma soprattutto il denaro ricevuto dovrà essere restituito entro due anni, se gli istituti di credito non dovessero dimostrare di avere nel frattempo incrementato l'erogazione di prestiti rispetto agli ultimi 12 mesi.

 

Un potenziale di 400 miliardi


Sulla base di questi vincoli la Bce potrebbe quindi elargire fino a 400 miliardi di euro nell'operazione del 18 settembre e in quella programmata a dicembre: denaro che potrebbe più che raddoppiare (lo stesso Mario Draghi ha parlato di mille miliardi) grazie agli importi aggiuntivi ottenibili attraverso le successive aste fissate con cadenza trimestrale fra il marzo del 2015 e il giugno del 2016.

Non è detto però che l'intero plafond venga poi sfruttato: Barclays stima per esempio in circa 270 i miliardi che saranno richiesti da qui a fine anno (114 miliardi subito, il resto a dicembre), mentre UniCredit si spinge a pronosticare un ammontare di addirittura 350 miliardi (di cui 180-220 miliardi già giovedì prossimo). La differenza, in ogni caso, la faranno le banche dei Paesi «core», per i quali la Tltro è più una scelta che una necessità, mentre i «periferici» faranno verosimilmente incetta del denaro a disposizione (90-95% del potenziale, secondo le stime).

Per l'Italia i parametri stabiliti dalla Bce individuano in 75 miliardi il potenziale che si può richiedere nelle prime due aste: una cifra che a detta dei vari studi fioccati in queste ultime settimane e anche dei sondaggi condotti da Il Sole 24 Ore le banche di casa nostra potrebbero effettivamente prenotare quasi per intero (anche in questo caso con una leggera preferenza per l'asta di dicembre).

 

Il possibile impatto sul credito


Chiedersi se questo denaro finirà poi davvero all'economia reale è più che lecito, così come ci si può interrogare sui tassi ai quali verrà erogato. Certo, la necessità di rendere conto alla Bce è un buon motivo per essere ottimisti sul primo punto, anche se occorre un po' correggere il tiro perché se è vero che con 75 miliardi la raccolta presso l'Eurotower delle banche italiane di fatto aumenterebbe di quasi il 50%, è anche vero che parte di quei fondi serviranno per rimpiazzare altri finanziamenti.

Dopotutto gli istituti del nostro Paese saranno chiamati a restituire da qui al febbraio 2015 i circa 150 miliardi dei 255 inizialmente ottenuti attraverso le due Ltro triennali del 2011-2012. Barclays Research stima per esempio che al netto di questo fenomeno la nuova liquidità a disposizione delle banche italiane sarà di circa 35 miliardi, che comunque resta una cifra rispettabile dato che si avvicina molto all'ammontare medio mensile erogato dalle banche italiane alle società non finanziarie l'ultimo anno (32 miliardi).

Fare previsioni sul secondo aspetto è invece più complicato, anche perché lo spread applicato dalle banche agli appena 15 centesimi (0,05% il costo del denaro Bce più la «penalizzazione» dello 0,10%) dipende in modo cruciale dalla rischiosità del cliente. Morgan Stanley si sbilancia nel prevedere comunque un abbassamento dei costi dei nuovi finanziamenti per le imprese italiane compreso fra i 20 e i 40 centesimi. Forse una cifra modesta visto che le nostre aziende pagano in media il 3,09% (il 3,96% se i prestiti di nuova concessione sono inferiori al milione e il 4,50% sotto i 250mila euro, secondo gli ultimi dati disponibili pubblicati dalla Bce) contro il 2,18% delle francesi e l'1,31% delle tedesche, ma si tratterebbe comunque di un passo in avanti.

 

Gli effetti sul mercato


Sui mercati finanziari l'afflusso di nuova liquidità dovrebbe comunque aiutare a mantenere i tassi a brevissima scadenza ancorati allo zero (e a raffreddare ulteriormentre l'euro) come in parte si propone la Bce. Anche se gli operatori hanno già in larga parte scontato l'esito della prima Tltro, qualche ulteriore effetto lo si potrebbe vedere ancora sui rendimenti dei titoli di Stato, soprattutto su quelli della «periferia» europea.

«Richieste superiori alle stime – sostiene Luca Cazzulani di UniCredit Research - sarebbero in grado di suscitare reazioni positive perché migliorerebbero le aspettative sulla crescita e accrescerebbero la liquidità a disposizione, mentre in caso di ammontare inferiore a quanto previsto si creerebbero attese per un piano di acquisto di bond governativi da parte della Bce, che intende comunque espandere il proprio bilancio». Sarebbe insomma una classica soluzione «win-win». Per il mercato, non necessariamente per le imprese.

Autore news: 
 Maximilian Cellino
Fonte: 
 Il Sole 24Ore



 

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