PUÒ DRAGHI ROMPERE IL DÉJÀ VU DELLA CRESCITA?

Come nel film degli anni Novanta “Ricomincio da capo” o nell ’italianissimo “E’ Già ieri” ogni trimestre ci troviamo a vivere la stessa scena da molto tempo, forse fin troppo.

 

 

Ci svegliamo e scopriamo che le previsioni erano troppo ottimistiche, che l’Italia è in recessione, un paese dove la produzione cresce poco. La giornata continua con slogan come “Invertiremo la tendenza recessiva” o “sono necessarie riforme strutturali”. Dopo un intero giorno di lavoro finalmente nel pomeriggio una ventata di ottimismo “Vedrete che i risultati di questo trimestre saranno in miglioramento, gli interventi messi in atto stanno dando i frutti sperati!”. Fine della giornata, si va a letto sperando che tutto andrà per il meglio.  E invece, ci si risveglia e ricomincia tutto da capo.

 

Questo continuo déjà vu succede quando si cade nella trappola della liquidità e non si hanno gli strumenti per dare una spinta all’economia tale da far ripartire la produzione. In ambito macroeconomico esistono due possibilità.

La prima, attraverso la politica monetaria, prevede la riduzione dei tassi d’interesse richiesti dalla banca centrale per il prestito del denaro a breve termine. Maggiore liquidità nell’economia, convogliata attraverso il canale bancario, crea le condizioni per maggiori investimenti e maggiori consumi. Nel caso della trappola della liquidità, invece, gli attori bancari preferiscono investire le risorse ottenute nei mercati finanziari o addirittura preferiscono detenere liquidità pur di non rischiare una perdita.

La seconda, perseguibile attraverso la politica economica, prevedere un investimento dello Stato che aumenta la propria spesa pubblica immettendo direttamente risorse all’interno dell’economia senza l’intervento di alcun intermediario. Tale azione è l’unica che permette uno sblocco dell’economia in caso di trappola della liquidità. È qui che si incaglia l’economia dei paesi come l’Italia. L’alto debito pubblico in concomitanza con bassa crescita e i vincoli di bilancio come il Patto di Stabilità impediscono ogni tipologia d‘intervento e le nazioni più indebitate hanno poche possibilità di reagire a questo immobilismo.

Ma l’Unione Europea non impone solo vincoli, la spinta giusta potrebbe arrivare proprio a settembre e a dicembre 2014 grazie alle operazioni annunciate a fine giugno dal Governatore della Banca Centrale Europea (BCE), ovvero le Tltro (Targeted long-term refinancing operation). Si tratta di operazioni che si potrebbero collocare a metà strada tra un intervento di politica monetaria e uno di politica economica.  Questo perché le banche che vorranno accedere a questo finanziamento straordinario di durata quadriennale  dovranno rispettare alcuni vincoli.

Primo su tutti, quello che limita le richieste delle banche alla soglia del 7% del loro portafoglio crediti privati. Ciò significa che l’ammontare massimo che potrà essere richiesto alla BCE ammonta a 400 Miliardi di euro. Oltre alle due operazioni su citate, nel 2015 verranno immesse nuove risorse attraverso operazioni di finanziamento indette trimestralmente. L’accesso a questi ulteriori finanziamenti avverrà solo nel caso in cui le banche riusciranno a dimostrare l’effettiva concessione all’economia reale dei fondi ottenuti durante le prime due operazioni del 2014. Infine, le banche che non rispetteranno l’impegno a concedere i crediti ai privati dovranno rimborsare anticipatamente le somme ricevute.

Vi sarà quindi uno stretto collegamento tra la politica monetaria e l’economia reale che, con il dovuto impegno da parte delle banche, favorirà senza dubbio la possibilità e le condizioni di accesso al credito. È necessaria sicuramente una pronta risposta da parte del sistema bancario. Soprattutto perché, nonostante le condizioni favorevoli dei finanziamenti Tltro, le banche hanno già accesso alla liquidità a costi molto bassi e senza alcun vincolo sugli impieghi.
Da non sottovalutare comunque è l’incentivo per le banche a richiedere fondi visto il possibile miglioramento della reputazione bancaria, ai minimi durante questo periodo: le banche che richiederanno risorse s’impegneranno a finanziare l’economia e a rispettare le condizioni richieste, venendo viste dal mercato e dai risparmiatori come gli istituti che sostengono le imprese e le famiglie.

L’impegno della banca centrale europea andrà anche oltre in caso di necessità, lo stesso Mario Draghi, durante la conferenza di annuncio delle operazioni appena descritte, con la frase “We are not finished here” ha ribadito l’apertura a ulteriori interventi come il Quantitative Easing (QE). Tale provvedimento si sostanzia nell’acquisto di titoli nel mercato secondario, in particolar modo dei titoli di stato delle nazioni europee sotto stress o l’alleggerimento dei portafogli degli intermediari finanziari dai titoli, come ad esempio i titoli strutturati ABS, che comportano un maggior assorbimento di capitale.

Le dichiarazioni di Mario Draghi a seguito delle notizie sulla crescita italiana sono state chiare: l’attuale situazione di stallo necessita di riforme strutturali, anche a costo di cedere sovranità nazionale. Proprio a indicare quale sarà la direzione da percorrere se non verranno adottate le misure atte a migliorare il mercato del lavoro, le condizioni competitive e la giustizia. Gli interventi della banca centrale saranno poderosi ma per esprimere al meglio la loro efficacia dovranno essere recepiti da un sistema paese all’altezza.

Come interrompere quindi il continuo déjà vu e fa ripartire la crescita? Forse dovremmo fare proprio come i protagonisti dei due film e capire che è necessaria una vera e propria inversione di tendenza, ripercorrere i passi degli anni scorsi non cambierà il risultato finale. L’austerità messa in pratica di recente non è stata fine a se stessa ma ha creato i presupposti per passare ad un nuovo corso. Come in un New Deal del nuovo millennio, gli stati nazionali e le autorità monetarie dovranno intervenire direttamente nell’economia per innescare un processo di crescita virtuoso che riporti la domanda interna ai livelli tali da risanare i conti pubblici e ripagare il debito pubblico. In conclusione, è necessario un processo riformatorio che crei un sistema paese più efficiente e investire maggiori risorse per far ripartire la crescita e poter dire dopo tanto tempo: “Buongiorno Italia, oggi è domani, ieri è passato!”

Ora le banche debbono capire che hanno capito le parole e i fatti del Presidente della BCE e anche quelle del Presidente del Consiglio.

Le Banche di “sistema” in particolare debbono dare l’esempio e accompagnare gli investimenti produttivi delle aziende sane che ci sono ed hanno programmi di sviluppo. Il sistema Italia può e deve darsi una mossa ma senza rimpalli di responsabilità fra le imprese (leggi Confindustria) e le Banche (leggi ABI): solo un piano realmente condiviso può far uscire l’Italia dalla crisi.

 

 

Autore news: 
 Walter Scotti, Gianfranco Antognoli
Fonte: 
 Redazione Credit Village



 

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